carta per la qualità: istruzioni per l'uso

La carta per la qualità è uno degli strumenti gestionali del Piano Regolatore Generale di Roma Capitale, in vigore dal 2008. Pur non essendo ricompreso tra gli strumenti prescrittivi, indica quegli immobili o quelle aree di città che sono sottoposti ad uno speciale regime di tutela, che potremmo chiamare parallelo e per certi versi autonomo rispetto agli altri vincoli che possono trovarsi nella città, come i vincoli monumentali, architettonici o paesaggistici.

La carta per la qualità è uno strumento di validità esclusivamente comunale: non ha nulla a che fare con i vincoli statali o regionali (quelli monumentali o paesaggistici, appunto), sebbene nello stesso immobile non sia raro che convergano sia vincoli della carta per la qualità sia vincoli di ordine superiore.
Se un immobile si trova individuato in questo strumento, prima di effettuare determinate opere occorrerà chiedere il parere preventivo alla Sovrintendenza Capitolina, che è un ufficio comunale, e non va confusa assolutamente con la Soprintendenza Statale: in questo post cercherò di sintetizzare quando e come richiedere il nulla osta preventivo alla Capitolina.

La sovrintendenza si esprime entro 60 giorni dalla richiesta, trascorsi i quali si può considerare tacitamente accolta. Per esperienza, vi consiglio di aspettare una ulteriore settimana dallo scadere dei 60 giorni per iniziare i lavori, perché l’ufficio invia i pareri via posta (salvo quelli inviati telematicamente di cui parleremo dopo) e quindi possono esserci dei tempi tecnici di spedizione.

Prima di addentrarmi nel discorso tecnico, è utile, se siete proprio digiuni dell’argomento, reindirizzarvi a questo mio post generale sui vincoli a Roma nonché a quest’altro ulteriore post su come leggere il piano regolatore di Roma: in entrambi questi post ho parlato della carta per la qualità descrivendone le caratteristiche e le modalità di lettura: vi rimando pertanto a questi ulteriori articoli per non appesantire eccessivamente questo presente.

La carta per la qualità individua tre tipologie generali di vincolo, raggruppati in altrettante categorie, chiamate banalmente a, b e c, a cui anteporrete il nome delle tavole che distinguono la carta per la qualità, cioè G1. Dunque avremo G1a, G1b, G1c.

I vincoli individuati nella tipologia G1a sono dei vincoli areali, che riguardano cioè porzioni di città o viali e non singoli edifici, chiamati anche “morfologie degli impianti urbani”.

I vincoli del tipo G1b invece riguardano principalmente l’edificio o al massimo un gruppo ristretto di edifici accomunati da caratteristiche molto similari (per esempio è tipico nelle lottizzazioni delle case popolari degli anni ’20 e ’30). Generalmente è considerato un vincolo “più stringente” al G1b, più che altro perché riguarda edifici di un certo pregio.

il G1c invece riguarda le emergenze archeologiche, le quali però sono praticamente sempre di competenza della sovrintendenza archeologica nazionale.

Per operare negli edifici individuati nelle tavole G1a e G1b occorre chiedere preventivamente un parere alla sovrintendenza capitolina. In questi giorni di prima sperimentazione del SUET abbiamo intanto compreso che le domande alla sovrintendenza capitolina se riguardano interventi che vanno in cila – unica procedura per ora accettata dal sistema telematico – non devono più essere oggetto di una richiesta con separato deposito della documentazione alla sovrintendenza, ma è integrato nella CILA che andrete a depositare telematicamente. Se invece dovete operare in SCIA o DIA (o PdC) ancora occorre depositare la richiesta cartacea in piazza Lovatelli. Nella procedura telematica, la sovrintendenza risponderà direttamente al municipio, e voi vedrete la risposta nel sito. Alcuni municipi negli ultimi tempi accoglievano le CILA anche solo con la richiesta depositata e quindi senza attendere il nulla-osta della capitolina; con la nuova procedura telematica per ora questa possibilità sembra tramontata. In ogni caso, per le opere esclusivamente interne e solo nelle “morfologie degli impianti urbani” più di recente è stata emanata una circolare che annulla l’obbligo che invece è stato in vigore per molto tempo. In tutti gli altri tessuti e per tutti gli altri tipi di vincolo è sempre obbligatorio il parere preventivo, da acquisire prima dell’inizio dei lavori.

La richiesta di parere, come già descritto sullo stesso sito dell’ufficio, deve essere accompagnata da una relazione illustrativa degli interventi – da approfindire tanto più è particolare e meritevole il bene oggetto d’intervento -, un adeguato bagaglio di immagini (almeno tre o quattro, tra esterni ed interni), e, ovviamente, gli elaborati grafici, che dovranno essere gli stessi che poi si depositeranno al municipio/dipartimento per l’autorizzazione urbanistsica.

Possono esserci dei casi particolari abbastanza frequenti che è bene discutere in dettaglio.

Se si è all’interno delle mura aureliane, dove vige il vincolo paesaggistico imposto dal PTPR Lazio – vincolo gestito dalla Sovrintendenza ai beni architettonici per Roma (SBAP Roma) – e si deve operare esclusivamente all’interno in un immobile inserito nei vincoli G1a allora non serve chiedere nè il parere della capitolina, nè il parere della sovrintendenza statale: ciò, che può apparire in effetti un paradosso, è dato dal fatto che il Comune di Roma e la SBAP hanno siglato un protocollo d’intesa nel quale è sancito che le opere esclusivamente interne devono essere considerate come non rilevanti ai fini della tutela (a meno che ovviamente l’immobile non sia specificatamente vincolato): dato che il vincolo regionale è superiore al vincolo comunale, in caso di convinenza prevale appunto il primo e, pertanto, se non serve il primo, non serve neanche il secondo.

Se invece operiamo sempre dentro le mura aureliane ma in G1b, allora il parere della capitolina serve – per opere interne – se il bene non è specificatamente vincolato, mentre per opere esterne il parere va chiesto solo alla SBAP. Per paradosso, se dovete fare opere sia interne che esterne dovrete chiedere il parere sia alla capitolina, sia alla SBAP. Se invece il bene è puntualmente vincolato (è facile che in centro storico i vincoli di G1b e statali convivano) il parere va chiesto solo alla SBAP, per qualunque tipo di opera sia interna che esterna.

Sempre in G1b, in teoria il parere serve anche per semplici opere di manutenzione ordinaria.

Per edifici posti o in G1a o in G1b, per opere esterne sulle facciate di edifici che possono classificarsi di semplice manutenzione ordinaria (rifacimento frontalini, ripresa intonaci ammalorati anche senza modifica del colore, etc, ed ovviamente anche per opere più invasive) bisogna sempre chiedere il parere preventivo alla sovrintendenza, anche se urbanisticamente sarebbe sufficiente una CIL. Questo vale anche per interventi effettuati dal singolo condòmino ma di rilevanza esterna, come per esempio sostituzione di tapparelle, persiane o infissi con altre aventi caratteristiche diverse da quelle originarie o tinteggiatura delle porzioni di facciata in corrispondenza per esempio del proprio balcone. Ovviamente ed a maggior ragione, va chiesto il parere anche per la modifica  dei vani finestra, sia in G1a che in G1b anche se le facciate interessate sono interne e non prospicienti il suolo pubblico.

Quello che vale per il centro storico di Roma non vale per eventuali svorapposizioni di altri tipi di vincoli (p.e. G1a e vincolo paesaggistico) per cui, per esempio, se siamo in morfologie degli impianti urbani e contemporaneamente nel vincolo della valle del tevere entrambi i vincoli sono attivi e ciascuno deve seguire il suo iter: questo perché non risultano esserci altri protocolli d’intesa al di fuori di quello stipulato per il vincolo specifico del centro storico.
Se state intervenendo su un immobile oggetto di domanda di condono edilizio non ancora perfezionata (vi ricordo che se le domande di condono non vengono sollecitate, non vengono di fatto lavorate dall’ufficio: dunque non è affatto raro avere domande in giacenza anche da oltre trent’anni), la sovrintendenza capitolina si rifiuterà di concedervi il parere preventivo specialmente se siamo nell’ambito di tutela più specifico (G1a) e in particolare per interventi con rilevanza esterna. In tal caso la sovrintendenza vi invierà un documento che potrà essere utilizzato per il sollecito della definizione della domanda di condono.

Source: Diari di un Architetto

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